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Dicembre 30, 2025

Imprese e cybersecurity: le sfide del 2026 tra obblighi normativi, supply chain e governance dell’AI

Cybersecurity sfide 2026

Il 2026 sarà un anno cruciale per la cybersecurity delle imprese italiane: l’evoluzione delle minacce, l’ingresso a regime di nuove normative europee e la crescente complessità delle filiere digitali stanno trasformando la sicurezza informatica in un tema strategico, che coinvolge direttamente governance, responsabilità del management e continuità operativa.

In questo scenario, le aziende non possono più considerare la cybersecurity come un’attività tecnica o emergenziale: diventa una funzione organizzativa, giuridica e di business, con impatti concreti su contratti, processi, investimenti e rapporti con clienti e fornitori.

Quali saranno le principali sfide che le imprese dovranno affrontare nel 2026 e le conseguenti implicazioni legali?

1. NIS2 e Cyber Resilience Act: la compliance diventa operativa

Il 2026 segna l’entrata a regime della Direttiva NIS2 e l’avvio del Cyber Resilience Act (CRA), due normative destinate a ridefinire gli standard di sicurezza per migliaia di imprese italiane, che dovranno: 

  • implementare misure tecniche e organizzative obbligatorie;
  • garantire la notifica degli incidenti entro tempi molto stringenti;
  • rafforzare governance, ruoli e responsabilità interne;
  • dimostrare la conformità ai clienti, anche esteri.

Non si tratterà di un mero obbligo normativo: la mancata conformità può comportare sanzioni, responsabilità del management e impatti reputazionali significativi.

2. Supply chain digitale: rischio a cascata e responsabilità contrattuale

La crescente interconnessione tra software, servizi cloud, dispositivi OT/IoT e infrastrutture industriali rende la supply chain uno dei principali vettori di rischio, poiché gli effetti di una vulnerabilità possono riversarsi a catena sul settore o su più settori, con conseguenze operative e legali rilevanti.

Per questo le imprese dovranno:

La supply chain non è più solo un tema tecnico: è un tema di responsabilità condivisa, che richiede un approccio legale strutturato.

3. Identità digitali e accessi: il nuovo perimetro della sicurezza

Nel 2026 la maggior parte degli attacchi sfrutterà identità compromesse, umane o non umane (bot, agenti AI, servizi cloud). Questo sposta il focus della sicurezza verso:

  • gestione degli accessi e dei privilegi;
  • tracciabilità e logging;
  • segregazione dei ruoli;
  • protezione delle identità non umane.

Potrebbe apparire una questione meramente tecnica, ma le conseguenze sono anche giuridiche, poiché gli incidenti basati sull’identità sono oggi tra i più difficili da dimostrare in sede forense.

4. Governance dell’AI: tra agenti autonomi e shadow AI

L’adozione crescente di sistemi di intelligenza artificiale introduce nuove sfide legali:

  • utilizzo non autorizzato di strumenti AI da parte dei dipendenti (shadow AI);
  • agenti autonomi che eseguono azioni senza supervisione;
  • rischi di data breach, manipolazione dei modelli e perdita di controllo sui flussi informativi;
  • necessità di introdurre AI gateway e policy dedicate.

Le imprese dovranno definire un modello di AI governance che integri sicurezza, privacy, compliance e responsabilità, anticipando anche gli impatti dell’AI Act.

5. Convergenza phygital: quando il rischio cyber diventa rischio operativo

Un attacco informatico può generare effetti fisici (e viceversa) e questa fusione rende maggiormente vulnerabili:

  • impianti industriali;
  • infrastrutture critiche;
  • dispositivi OT, IoT e XIoT;
  • sistemi di controllo ICS.

Questo scenario richiede un approccio integrato che coinvolga sicurezza informatica, sicurezza fisica, risk management e responsabilità aziendale: per le imprese italiane, spesso caratterizzate da infrastrutture industriali datate, si tratta di una sfida particolarmente rilevante.

6. Carenza di competenze e nuovi modelli organizzativi

La domanda di competenze cyber supera ampiamente l’offerta. Nel 2026 molte imprese ricorreranno a modelli come:

  • CISO-as-a-Service;
  • fractional CISO;
  • rapporti con operatori freelance;
  • outsourcing di funzioni di sicurezza.

Si tratta di soluzioni estremamente utili, soprattutto per le realtà meno strutturate, ma la delega non elimina la responsabilità dell’impresa, che deve garantire supervisione, controllo e adeguatezza delle misure adottate.

Conclusioni

Il 2026 sarà un anno in cui la cybersecurity rafforzerà il suo ruolo di elemento imprescindibile della strategia aziendale, non solo come obbligo normativo, ma soprattutto come leva per proteggere competitività, fiducia, reputazione e dunque il business.

Per affrontare queste sfide è necessario un approccio multidisciplinare che unisca competenze tecniche, legali e organizzative, superando la visione di una cybersecurity “per tecnici” e coinvolgendo tutte le funzioni aziendali, il management e board.