Quando un consiglio di amministrazione utilizza sistemi di intelligenza artificiale per supportare le proprie decisioni, l’impiego dello strumento non trasferisce automaticamente la responsabilità della scelta alla tecnologia, al fornitore o alla funzione aziendale che ha elaborato l’analisi.
La valutazione resta riconducibile all’organo amministrativo e deve essere compiuta alla luce dei doveri di gestione, informazione, diligenza e adeguata organizzazione previsti dal diritto societario.
Esaminiamo in questo articolo tre domande che un amministratore, o chi lo assiste, si pone concretamente quando la società introduce strumenti di intelligenza artificiale nei processi decisionali del consiglio.
1. L’introduzione dell’IA nei processi decisionali richiede un assetto organizzativo dedicato?
L’introduzione di un sistema di intelligenza artificiale non impone, in via generale, la creazione di un assetto organizzativo autonomo o separato. Impone però di verificare se gli assetti esistenti siano adeguati alla natura, alle dimensioni e alla complessità dell’impresa, nonché ai rischi connessi all’utilizzo concreto dello strumento.
L’art. 2086 c.c. collega l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile alla natura e alle dimensioni dell’impresa e, più in generale, alla capacità della società di rilevare tempestivamente le situazioni di crisi e la perdita della continuità aziendale. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ribadisce che gli assetti devono consentire di rilevare gli squilibri patrimoniali ed economico-finanziari e di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale.
Un sistema di IA utilizzato nella preparazione o nella valutazione di una decisione gestionale deve quindi essere considerato all’interno di questo assetto. Il suo impiego può richiedere l’aggiornamento delle procedure interne, dei flussi informativi, dei controlli, delle responsabilità e dei presidi di gestione del rischio, ma la misura dell’adeguamento dipende dalla funzione svolta dallo strumento e dalle conseguenze che il suo output può produrre.
Il consiglio dovrebbe pertanto essere in condizione di rispondere ad alcune domande essenziali:
- Funzione: Quale funzione svolge lo strumento?
- Dati: Quali dati utilizza e da quali fonti attinge?
- Limiti: Quali limiti o margini di errore presenta?
- Verifica: Chi ne verifica tecnicamente il funzionamento?
- Supervisione: Chi deve supervisionare gli output prima della decisione?
Non si tratta, tuttavia, di trasformare ogni utilizzo dell’IA in un procedimento formalistico, al contrario: l’obiettivo è assicurare che l’adozione dello strumento sia coerente con l’assetto complessivo della società e che il consiglio possa dimostrare di avere governato il processo, anziché averne semplicemente subito il risultato.
2. Un amministratore risponde anche se non comprende come funziona lo strumento di IA?
La risposta non può essere formulata in termini assoluti. Non è necessario che ogni componente del consiglio possieda competenze ingegneristiche o sia in grado di ricostruire tecnicamente il funzionamento del modello. È però necessario che gli amministratori dispongano di informazioni sufficienti per comprendere la funzione dello strumento, la natura dell’output, i principali margini di errore e i rischi connessi.
L’art. 2392 c.c. richiede agli amministratori di adempiere ai doveri imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Il grado di conoscenza esigibile non è quindi identico per tutti gli amministratori e non coincide necessariamente con una conoscenza tecnico-informatica.
La mancanza di competenze informatiche avanzate non determina, di per sé, la responsabilità dell’amministratore, ma può però assumere rilievo l’assenza di adeguate informazioni, verifiche o cautele quando lo strumento sia utilizzato in un ambito particolarmente delicato o quando il suo output presenti elementi di anomalia, incertezza o evidente incoerenza.
La necessità di una formazione specifica per i consigli di amministrazione
In questa prospettiva, acquista centrale rilevanza la predisposizione di percorsi di formazione specifica per i componenti del consiglio di amministrazione.
Una formazione mirata – incentrata non sugli aspetti ingegneristici, bensì sul funzionamento operativo, sui limiti, sui rischi legali ed etici e sulla corretta lettura degli output dell’IA – rappresenta un presupposto indispensabile per consentire agli amministratori di esercitare un reale potere critico e di adempiere in modo consapevole al dovere di agire informati.
3. Una decisione assistita da un algoritmo resta protetta dalla business judgement rule?
La business judgement rule non attribuisce agli amministratori un’immunità per il solo fatto che la decisione appartenga all’area della gestione. Essa delimita, piuttosto, il controllo giudiziale sulle scelte imprenditoriali, impedendo che il giudice sostituisca la propria valutazione a quella dell’organo amministrativo in ordine alla convenienza o all’opportunità dell’operazione.
L’esito negativo di una decisione o il fatto che l’operazione si sia rivelata economicamente svantaggiosa non sono, da soli, sufficienti a fondare la responsabilità degli amministratori. Il controllo può però riguardare il processo decisionale, l’acquisizione delle informazioni necessarie, l’adozione delle cautele normalmente richieste e la ragionevolezza della scelta valutata ex ante. Il principio vale anche quando la decisione è assistita da un sistema di intelligenza artificiale.
Sotto il profilo probatorio, la tracciabilità del percorso che conduce dall’output alla decisione, la conoscenza dei limiti dello strumento e la verbalizzazione delle ragioni per cui il consiglio ha seguito o disatteso il suggerimento ricevuto possono assumere rilievo probatorio. Tali accorgimenti non costituiscono, tuttavia, condizioni tassative e autonome della business judgement rule previste in questi termini dalla legge.
È più corretto affermare che tali elementi possono contribuire a dimostrare l’adeguatezza del processo decisionale, mentre la responsabilità deve essere valutata alla luce dei doveri concretamente gravanti sugli amministratori e delle circostanze dell’operazione. La giurisprudenza di legittimità riconduce infatti il controllo alla diligenza, alla ragionevolezza ex ante e all’adozione delle cautele, delle verifiche e delle informazioni normalmente richieste, non alla verifica della maggiore o minore bontà economica della scelta.
Il consiglio dovrebbe quindi evitare sia l’affidamento cieco sull’algoritmo sia l’illusione opposta che una documentazione formale sia sufficiente a rendere inattaccabile qualsiasi decisione. La questione centrale rimane la qualità della valutazione svolta prima della decisione e la coerenza tra le informazioni disponibili, il rischio assunto e la scelta compiuta.
Cosa cambia, in pratica, per chi siede in un consiglio di amministrazione
L’intelligenza artificiale non introduce, per il solo fatto di essere utilizzata, un autonomo regime civilistico di responsabilità degli amministratori. Essa può però incidere sul contenuto concreto dei doveri già esistenti e, in determinati casi, attivare obblighi specifici derivanti dalla disciplina europea sull’IA (AI Act).
Le implicazioni pratiche più immediate riguardano:
- L’adeguatezza dell’assetto organizzativo: La società dovrebbe chiarire quali strumenti possono essere utilizzati, per quali finalità, con quali autorizzazioni e secondo quali procedure di controllo.
- La qualità dei flussi informativi verso il consiglio: Gli amministratori devono poter comprendere non soltanto la conclusione proposta dal sistema, ma anche la natura dell’analisi, il grado di affidabilità dell’output e le principali condizioni che ne possono compromettere l’attendibilità.
- La formazione strategica: È importante che il CdA sia formato, non tanto sugli aspetti tecnici, quanto sulle conseguenze e rischi per il business, in modo da assumere decisioni consapevoli a tutela dell’organizzazione.
- La tracciabilità del processo decisionale: La conservazione delle informazioni essenziali, delle versioni dei dati utilizzati, delle verifiche svolte e delle ragioni della decisione può agevolare la ricostruzione ex post del percorso seguito dal consiglio, costituendo uno strumento per dimostrarne la diligenza.
FAQ – In sintesi
L’amministratore risponde se una decisione assistita da IA si rivela dannosa per la società?
Non necessariamente. Il danno non è sufficiente, da solo, a fondare la responsabilità: occorre verificare se la decisione sia stata assunta in violazione dei doveri di diligenza, informazione, istruttoria o organizzazione e se tale violazione abbia causalmente prodotto il danno.
Affidarsi a un fornitore esperto di IA esonera da responsabilità?
No. Il consiglio può avvalersi di competenze tecniche esterne, ma deve valutare l’affidabilità delle informazioni ricevute, la coerenza dell’uso dello strumento con la decisione da assumere e la necessità di ulteriori verifiche o cautele.
La business judgement rule protegge sempre le decisioni assistite da IA?
No. La regola limita il sindacato giudiziale sull’opportunità e sul merito della scelta, ma non impedisce di verificare la diligenza, la ragionevolezza ex ante, l’adeguatezza dell’istruttoria e l’adozione delle cautele. L’IA può ampliare la capacità di analisi del consiglio, ma non può sostituirne la responsabilità istituzionale.





